Giorgio Baldizzone nasce il 20 marzo del lontano anno domini 1975. Il fatto di aver visto la luce durante l'ultimo giorno della stagione più fredda lo porta spesso a vagheggiare di scrivere una storia intitolata "Mentre moriva l'inverno", di carattere essenzialmente autobiografico; ma c'è tempo: prima crede di aver diritto a lasciarsi sommergere - e distruggere - almeno da un altro scampolo di vita. Tanto per lamentarsi c'è sempre tempo.
Il 20 marzo è anche l'ultimo giorno dei Pesci (il segno è una delle pochissime caratteristiche della propria vita di cui Giorgio va fiero).
Insomma, è nato l'ultimo giorno dell'ultimo segno... sarà un chiaro monito del destino??
Fin da piccolo non mostra molta impazienza di avvicinarsi al mondo degli adulti: il primo dentino gli spunta quando ormai ha 15 mesi... A nemmeno due anni, però, la svolta: in un estremo tentativo di dimostrare la sua insofferenza verso i potenti e i soprusi, scuote violentemente un portavaso più grande e grosso di lui riuscendo nella non facile impresa di farsi cascare in testa un vaso di terracotta che, rompendosi, gli taglia in due un labbro.
Non si vergogna di dire che quella volta ha pianto.
Giorgio comincia a capire di non essere portato per fare il condottiero (e nemmeno tanto per le azioni manuali) e si rifugia nell'ideologia.
A 4 anni lo portano all'asilo, e lui non si spiega il perché. Purtroppo per le maestre e per i genitori, la struttura dista solo 200 metri da casa, e il bimbo si specializza in evasioni. Dopo averlo visto tornare a casa anzitempo, e da solo, per tre volte in cinque giorni, la madre desiste e lo tiene con sé.
L'impatto con la scuola è ancor più traumatico perché da lì non riesce a scappare. Comincia a capire che volere non è quasi mai potere. Non gli resta che mettere a frutto le conoscenze apprese dalle sorelle più grandi nei pomeriggi in cui loro facevano i compiti e lui scarabocchiava i quaderni. Il fatto di saper leggere e scrivere almeno una dozzina di parole e risolvere qualche moltiplicazione stupisce favorevolmente le maestra, che gli dà un bacio.
Giorgio comincia quindi a capire che la cultura può avere i suoi vantaggi e arriverà fino alla laurea.
Gli anni delle medie lo vedono preda delle classiche e profonde crisi adolescenziali. Si sente sempre troppo piccolo, troppo solo, troppo sfortunato... insomma 'na tristezza. Per fortuna a sollazzarlo contribuiscono piacevoli e disparate letture quali le liriche di Giacomo Leopardi, Lolita di Nabokov, Amerika e Il Processo di Kafka, qualche pagina spinta di Henry Miller e Il manuale del calcio.
Persa ormai ogni speranza di diventare un calciatore si iscrive ad una scuola tecnica perché "è sempre meglio imparare un mestiere". Risultato: un'intera classe di maschi, che lo allontana ancora di più dalle creature femminili, agognate come veri e propri angeli venuti a portar conforto. Giorgio comincia a rifugiarsi in pianta stabile nella scrittura di poesie e nella bulimica visione di films, possibilmente densi di un significato triste (e molto spesso pallosi). Una delle poche note positive di questi anni è la scoperta della musica e delle parole di Fabrizio de André, vero e proprio maestro di vita.
Stare da soli e lagnarsi contro il mondo può avere il suo fascino, ma dopo un po' se ne ha le tasche piene. Giorgio comincia timidamente a frequentare persone del sesso opposto e scopre che tra loro e gli angeli c'è un po' di differenza. Continua però a credere che il Grande Amore esiste e che una donna speciale, da qualche parte, abbia la chiave della sua vita. Solo che Lei non è stata ancora avvisata... La passione per il cinema lo porta al DAMS di Bologna dove si trasferirà, con rigorosa settimana corta, fino al luglio 2000, altro anno domini, in cui sarà proclamato dottore.
Piu della laurea, però, ricorderà sempre gli anni a cavallo del passaggio al terzo millennio per i viaggi a Cuba e nella Repubblica Dominicana. Dopo pomeriggi interi passati a leggere guide turistiche sui Caraibi, a progettare improbabili fughe nei Paesi caldi, a sognare una realtà meno stressante e opprimente, eccolo finamente mettere piede sulla Terra Promessa.
Appena torna a casa comincia ad inviare curriculum oltre oceano contattando ambasciate e imprese con la speranza di sistemarsi a Santo Domingo.
A questo punto Giorgio comincia a scoprire che una cosa in comune Italia e Caraibi ce l'hanno: nessuno risponde concretamente alle sue domande di lavoro. Occorre sempre esperienza pluriennale, competenze tecniche eccellenti, frequentazione degli ambienti "giusti", ecc. E poi, orrore degli orrori: non ha nessuno da cui farsi raccomandare! Visto che lo studio non l'ha mai spaventato, frequenta a Milano un corso per Reporter Televisivo.
Da qualche anno, poi, alterna amabilmente camomilla, fiori di Bach, ansiolitici, colpi in testa e quant'altro contribuisca a calmare ansia e disturbi psicosomatici.
Le attività a cui si dedica cominciano ad essere molteplici ed eterogenee, sempre nei campi della comunicazione e dello spettacolo. Sono ambienti, però, in cui vige spesso il brutto vizio di pagare poco o nulla chi si fa il mazzo e ricoprire d'oro qualche previlegiato. Prima di darsi per vinto, comunque, corona il sogno da tempo cullato di scrivere un romanzo e di vederlo pubblicato da un editore onesto e competente.
Ma spera ancora di volare via, lontano.
Magari a Matanzas.
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